Square mode

Nel  lento, ma costante, percorso di semplificazione del mio modo di fotografare m’è venuta una strana idea che forse strana proprio non lo è. Qui riporto in breve il mio ragionamento.

Tutto in una scatola

Tra i libri che sfoglio prima di dormire c’è un volumetto con alcune belle stampe della Maier. Foto a tutta pagina, niente testo. Apro a caso ed osservo le immagini per alcuni minuti. Spengo la luce e ripenso a quei bianchi e neri. Mi immagino Vivian che va in giro con i bambini alle calcagna. La vedo che osserva e che armeggia con la Rollei e scatta. Immagino la ricerca dello sfondo adeguato, la messa a fuoco e la composizione o forse semplicemente trovava tutto senza pensarci troppo (probabile). Tutto con quella macchina appesa al collo, sempre nella stessa posizione e con lo stesso obiettivo.

Vivian Maier, Florida 1960

Ma come sarà stato lavorare in quel modo? Che vuol dire ragionare nel formato quadrato?

Di tutorial ne è pieno il web, ma io se non provo non capisco.

Poi mi sono ricordato di una funzione della mia Fuji ( ma credo che anche altre macchine lo permettano) ovvero impostare il formato quadrato nel EVF (elettronic view finder) in bianco e nero e provo a capire di più.

La prima sensazione è di una maggiore libertà. L’annosa questione sulla scelta tra orizzontale e verticale qui non si pone. Il bianco e nero sgombra il campo dai dubbi cromatici. L’attenzione va essenzialmente a riempire in modo efficace ed equilibrato il quadro che, giá in quanto tale, gode di una sua “stabilità” naturale. Ma, osservando i primi scatti, non è facile.

Image from digitalphotographyschool.com

Guardare al quadrato

Sebbene ormai siamo abituati a vedere attraverso i media il mondo in rettangoli sempre più allungati (dai 2:3 ai 16:9) il quadrato ha un suo motivo d’essere e non è solo per misere tendenze vintage, ma per un esigenza (almeno per me) di guardare in modo più “artistico” (passatemi il termine). Il quadrato richiede pulizia, semplicità ed armonia proprio ciò che sto cercando. Probabilmente c’è meno dinamismo, meno desiderio di andare avanti e indietro, destra e sinistra, su e giù. L’occhio si muove circolarmente verso il centro della fotografia ed il soggetto è in evidenza, come su di un piedistallo, anche quando non occupa geometricamente il centro. Questo articolo definisce meglio il concetto. Interessante invece la comparazione che fa Kim tra vari autori in questo post.

Image from digitalphotographyschool.com

Ho provato varie volte questo formato negli anni passati ed infondo non è una novità neanche per novizi. Mi piaceva infatti quando instagram permetteva di pubblicare solo foto quadrate, aveva un sua caratteristica peculiare che richiedeva un minimo di ragionamento. Purtroppo le esigenze del grande pubblico tendono sempre ad omologare; è inevitabile.

Conclusioni

Lungo la strada che mi porta a togliere inutili orpelli nella fotografia (come nella vita) comprendo come la “ristrettezza” di mezzi che ha caratterizzato i fotografi fino a qualche decennio fa in realtà non fosse un limite, ma una inconsapevole libertà rispetto ad oggi. Non sono un nostalgico, nasco digitale e continuo ad esserlo, però sto dando un valore nuovo al celeberrimo concetto di occhio, cuore e cervello, perchè come diceva Lui:

“Quel che conta non è la fotografia, ma il fotograre.”
– HCB

Presto ci saranno aggiornamenti sul tema…

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