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Fuji X100T - The reasons of a choice

Cercando sul web informazioni su questa macchina mi sono imbattuto, ormai mesi fa, nel blog di un fotografo americano che iniziava la sua recensione della Fuji X100T più o meno così: [quote ]Non è la macchina più veloce sul mercato. Non è la fotocamera più reattiva sul mercato. Non è una grande macchina per fare video e nemmeno ha lenti intercambiabili. Però, nonostante tutto questo per me è di granlunga la migliore fotocamera digitale sul mercato. [/quote]

Questa frase m'è rimasta in mente ed ho cercato di capire se, dopo la X20, questa era la strada da seguire. Mi spiego meglio. Ormai era da tempo che mi solleticavano con il loro canto suadente le sirene del full frame, alcune ottiche già le possedevo, insomma la via sembrava ormai segnata. Mamma Nikon mi aveva accolto nel suo grembo da giovanissimo e per tutti questi anni mi aveva tirato su con il miraggio che un giorno sarei arrivato anch'io nell'olimpo FF che allora per me era l'abbreviazione di "proFFessional".

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Poi ,un paio d'anni fa, cercando una compatta da affiancare alla reflex mi imbatto in Fuji. Look retrò e animo anticonformista che con piglio frizzante mi strizza l'occhio sussurrandomi: "Andiamo a divertirci?!". In effetti dopo poco mi rendo conto che con la Fuji scatta un feeling che con Nikon non c'è mai stato completamente. Era un sistema acerbo sicuramente ( ISO e MAF i punti dolenti) ma in casa Fuji si danno da fare e con il tempo le cose migliorano decisamente.

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Ora mi trovo ad un bivio: ascoltare mamma Nikon che mi rimpinza di megapixel, mi rifila grossi e grassi obiettivi, mi vuole sempre più obeso di attrezzature, oppure abbracciare la leggera briosità di un sistema mirrorless? OK, lo so, la domanda è posta in maniera tendenziosa, ma quando mi sono reso conto che nel 2014 con Fuji ho scattato il doppio che con Nikon qualche dubbio m'è venuto.

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DSLR is dead!
— Zack Arias

No, non sono così estremista, ma per che per quel che mi riguarda il sistema reflex non gode più di ottima salute.

Orbene, tornando sul pezzo, le prime impressioni stanno confermando la bontà della strada intrapresa. La Fuji X100T riporta tutti i comandi chiave a portata di ghiera, cosa che mentalmente mi aiuta molto. Con la reflex era sempre una sequenza di pulsanti e rotelline che non ho mai digerito. Ora invece diaframmi, tempi e compensazione sono lì belli in vista.

Il mirino elettronico (EVF) è una meraviglia! Solo dopo averlo provato ho riconsiderato la frase di Zack Arias; a cosa serve il pentaprisma con un mirino del genere? Considerando poi il fatto che "What You See Is What You Get" ovvero quello che vedi nell'EVF è quello che ottieni premendo il pulsante di scatto per me non c'è più storia. Inquadrare, "giocare" con la ghiera della compensazione e vedere in tempo reale come cambia l'esposizione non è cosa da poco.

La Fuji X100T è molto versatile, infatti mi serviva una macchina che non andasse in crisi passando dalla luminosità di una strada in pieno giorno al buio di un sottoscala. Lavora benissimo gli alti ISO (anche a 6400 il rumore è più che accettabile) mentre il filtro ND incorporato permette di aprire il diaframma anche a mezzogiorno.

La messa a fuoco (MAF) è tutta un'altra cosa rispetto a quella della X20, rapida, precisa forse non ancora perfetta in situazioni di luce precaria, ma direi più che soddisfacente.

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Piacevole sorpresa i sette tasti programmabili; Fuji ascolta le richieste degli utenti.. Anche in questo caso sono d'obbligo le batterie di riserva, un sistema totalmente elettronico ovviamente consuma più energia rispetto ad una reflex c'è poco da fare. A tal proposito posso consigliare le "Patona" funzionano come quelle originali ma costano la metà.

Non mi dilungo su questioni tecniche, a chi piace leggere numeri troverà centinaia di recensioni in giro per la rete, ciò che invece vorrei condividere è l'idea di fondo che questa macchina porta con se.

Girando con le reflex ero sempre distratto da un sacco di cose tipo: ho messo le impostazioni giuste? Quale obiettivo va meglio? Cavoli mi servirebbe il grandangolo, ma l'ho appena tolto e via dicendo. Ora invece posso concentrarmi sulle cose importanti della fotografia, la composizioe e la gestione della luce.

L'obiettivo fisso costringe a ragionare, a cambiare posizione e ad inventare. Con un 35mm (equivalente) non è possibile fare tutto, ma si può fare tanto, ma prorpio tanto, basta provarci. La macchina sta tranquillamente in una mano (non mi piace la tracolla) ed è piacevolissimo camminare liberi da pesi (anche mentali), io, lei e il mondo. Occhio e cuore sintonizzati, non serve altro.

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Ma allora è evoluzione o involuzione? Storicamente dal medio formato si è passati al formato "leica" per questioni di praticità, ora dalle reflex alle mirrorless per lo stesso motivo. Evoluzione? Allo stesso tempo il desiderio di tornare alle ghiere abbandonando pulsanti e rotelline ed il ritorno a look vintage è forse un'involuzione? Sinceramente non lo so, nel caotico vortice in cui si trova la fotografia oggi, dove letteralmente montagne di cacca (scusate il francesismo) si accumulano nelle schede di reflex inconsapevoli ed invadono quotidianamente giornali, TV ed i nostri computer (le foto di Baricco sul sito della Stampa sono emblematiche), ebbene l'unica regola ancora rimasta è che le foto le fa il fotografo e non la macchina, perciò ben venga chi trova la propria dimensione espressiva e lo strumento che più gli si addice. Ho visto ottimi lavori fatti con l'Iphone perciò niente puzza sotto il naso (ho appena parlato di cacca), ma consapevolezza in ciò che si sta facendo, quella sì per favore.

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Io non sono nessuno per pontificare, sono solo un innamorato della fotografia che cerca ogni giorno di studiarla e di esplorarla, che da quel che vedo in giro è già qualcosa (non pensavo di chiudere con una vena polemica...)

Probabilmente questo è solo un naturale percorso di "purificazione" della mia fotografia, un tentativo di mondare l'inutile, i preconcetti e gli elitarismi in cui siamo tutti un po' immersi.

Concludo quindi la mia filippica citando una frase di Sara Munari che in poche parole la sintetizza : "Fotografare con piacere e non fotografare per piacere".

Streets of Barcelona - part 2

Adoro la streets, c'è poco da fare. Qualcuno via mail mi ha chiesto come ho fatto la conversione in bianco e nero di queste foto streets. Ebbene avendo immagini spesso molto contrastate (si scattava a qualsiasi ora della giornata ed il cielo era limipdo e monotono)  ho cercato di far sì che questa caratteristica giocasse a mio favore e, memore di autori come Moryiama, mi sono ricordato di avere dei preset che si ispiravano al suddetto fotografo e ...funzionava! Poi più o meno il solito percorso: da lightroom passo a Silver Efex Pro per le correzioni più fini ed infine Photoshop per correggere eventuali piccole imperfezioni, lo sharpening finale ed il salvataggio dei file. Ho titubato un po' se passare alla monocromia o lasciare il colore, ma quei neri erano troppo persistenti. Mi meraviglio ancora della schiacciante percentuale di scatti in verticale; fossi un fotoreporter il mio direttore ne sarebbe contento con tutti quegli scatti pronti per la stampa su giornali. Io invece preferirei l'orizzontale, forse dovrei lavorare di più con un grandangolo o forse è solo un viziaccio da correggere e basta.

Per chi fosse interessato ai preset di partenza che ho utilizzato per queste foto troverà i file direttamente scaricabili alla fine del post.

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E' indubbio che questa piccola full immersion ha lasciato i suoi segni; se da un lato mi esalta dall'altra mi lascia un po' l'amaro in bocca pensando a cosa si potrebbe fare avendo un po' di tempo in più da spendere viaggiando, magari con un po' più di calma. Ma lasciando perdere le considerazioni personali, linko agli interessati i preset di cui sopra, con la speranza di tornare presto ad utilizzarli...

Streets of Barcelona - part. 1

Si fa presto a dire "street photography". Ti riempie la bocca e fa figo. Ma dalle mie parti si dice "... ne devi mangiare di polenta...". Ho sempre considerato questo genere fotografico un gradino sopra agli altri e spiego il perchè. Bello il paesaggio, il ritratto, la macro, la naturalistica, la concettuale e tutti gli altri generi, ma l'estro che accomuna colpo d'occhio e rapidità d'esecuzione, proprio della street, mette in risalto le capacità del fotografo più di altri generi. Ed io resto ammirato da quelle foto a volte un po' "sporche", non perfettamente nitide o leggermente mosse.

Guardando gente come Doisneau, Erwitt e Vivian Maier prima oppure Erik Kim, Zac Arias, Bruce Gilden, Tatsuo Suzuki ora (per dire i primi che mi vengono in mente) non posso non provare l'istinto di prendere la macchina fotografica e uscire.

Stavolta ho potuto scattare in una città "vera" con il traffico, lo smog, i palazzi e la gente in perenne movimento. Luci complicate; sole abbagliante tra stretti ed alti viali, ma c'è tanta roba. Qualcuno potrebbe obiettare che non serve la città per fare street, vero, ma nel caos cittadino la gente bada meno a quel che fai ed è più facile avvicinarsi al soggetto.

Street of Barcelona

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Cinque giorni sono pochi. Mentre scatto assaporo come potrebbe essere passare 3 o 4 settimane girando per la città più tranquillo e lasciando che le foto mi vengano in contro, chissà cosa porterei a casa. Mi ritrovo invece a "correre" preda di uno scatto quasi "compulsivo" che immediatamente non mi da buone sensazioni. Riguardando le foto la sera infatti non ero soddisfatto. A casa invece, passato il tumulto di quei giorni, le foto prendono forma e con il giusto bianco e nero nasce una serie di circa trenta scatti che mi da buone sensazioni.

Ne ho di polenta da mangiare, ma la strada intrapresa, anzi la "street", non mi sembra proprio male...