Street life: Venice

Nikon D7000 + Sigma 24-105 f4 L'esercizio si prefissa principalmente di non cadere nei soliti clichè veneziani. La gondola, la mascherina, San Marco, tutti soggetti arcinoti con cui è facile cedere alla lusinga della foto-cartolina facile facile. Ma non è semplice evitarlo.

Girare tra ponti e canali offre però un paio di vantaggi difficilmente riscontrabili in altre città. Primo; la gente è abituata a convivere con fotografi e macchine fotografiche quindi non presteranno molta attenzione a voi. Secondo; non troverete mai una Prinz del '69 a rovinarvi l'inquadratura. Niente automobili e non è cosa da poco.

Per scansare le greggi di turisti è sufficiente evitare le direttrici della transumanza quotidiana che va dalla stazione a piazza San Marco passando per Rialto e viceversa. Anche un giro della bistrattata Giudecca darebbe i suoi frutti. Basta perdersi un attimo e già il punto di vista cambia.

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Cambiare il punto di vista dovrebbe essere alla base della nostra fotografia, oltre che alla base della vita quotidiana. Abituati come siamo nell'ingurgitare migliaia di immagini ogni giorno tra internet, TV e giornali è facile ritrovarsi con la macchina fotografica nel tentativo inconscio di ripetere ciò che abbiamo visto e che magari ha avuto un sacco di riscontro per esempio su qualche social network. Se la finalità è quella di impararne la tecnica nulla da dire, ma se invece è solo ricerca di facili "mi piace", beh, comprendo la necessità di rinfocolare la propria autostima di tanto in tanto, ma per me questa non è la strada.

Intendiamoci, i social network sono un valido strumento di condivisione e conoscenza che a mio avviso un fotografo deve saper usare, ma vedo troppi paesaggi edulcorati, bimbi morbidosi e signorine levigate che rispondono più ad un'esigenza di mercato che ad una ricerca dell'autore.

Probabilmente il mio è un ragionamento anacronistico. La fotografia oggi è dannatamente liquida che quasi è difficile afferrarla. Sui network le foto durano ore, al massimo qualche giorno tanto che se non si segue la time line con una certa assiduità si perde un sacco di roba. Ecco allora giustificata la necessità di creare immagini facili, dalla comprensione immediata e dalla giusta saturazione... Sarà, ma non è la mia strada.

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Non voglio e non ho nessun titolo per fare la morale a nessuno, ma permettetemi un ragionamento a "voce alta" sul mio blog. Ho sempre benedetto l'avvento del digitale perchè mi ha permesso di tornare a fotografare come volevo, ma uno strumento è veramente buono se lo si usa bene altrimenti è solo uno strumento (...questa me la devo segnare...).

Tornando alla pratica, questa corposa serie di foto è stata scattata nella stessa giornata della serie "notturna". Diciamo che nell'attesa che calassero le tenebre ci ho dato dentro provando una nuova lente ( di cui parlerò più avanti).

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Inutile dire che la luce del pomeriggio aiuta molto a dare un tono caldo e ad esaltare le tinte dei palazzi. Abbiamo seguito infatti il movimento del sole andando con il passare delle ore verso la parte occidentale della città. Non è da sottovalutare l'idea di seguire un percorso studiato a priori per ottimizzare le varie fasi della giornata (essenziale per le foto notturne), anche se poi giunti sul luogo la frenesia di scattare rischia di prendere il sopravvento.

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E poi arriva la sera. La fretta evapora e chi doveva andare è andato, ma noi no, noi ci siamo ancora nonostante le gambe doloranti per i chilometri della giornata. Scusate ma ora si va a raccogliere altra luce...

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