impressionismi

Foggy blue

Al secondo tentativo ce la faccio. La mattina pioveva troppo, ora invece il cielo grigio sembra tenere. La nebbia avvolge i faggi colossali che continuano a grondare acqua, in pratica sotto le fronde piove ancora. Su il cappuccio, riparo la macchina come posso e mi incammino attento a non scivolare. Dopo qualche minuto arrivo ad una depressione pianeggiante lunga qualche centinaio di metri e larga circa 80. Tutto attorno, come una specie di anfiteatro, i pendii alberati si alzano chiudendo lo sguardo, come pavimento un tappeto scricchiolante di foglie, ogni 5-6 metri possenti tronchi si spingono su per 20-25 metri almeno a formare il colonnato di una cattedrale la cui volta verde-gialla sfuma nella nebbia. Ecco la nebbia qui è una benedizione. Dona con la sua luce diffusa un'aura mistica che riempie gli occhi ed il cuore. I colori dell'incipiente autunno poi fanno il resto.

Gli alberi mi guardano benevoli o indifferenti, chi lo sa, ma a volte mi fermo per toccarli, è irresistibile, non posso farne a meno. Mi aggiro così per un tempo indefinito (1 o 2 ore probabilmente) rivedendo le fantasie di tante storie fantastiche rincorrersi ed asciugando spesso la macchina fotografica (ah già, ero venuto qui per fotografare).

Poi, vuoi perchè la nebbia si fa sempre più fitta, vuoi perchè la sera è quasi arrivata, si fa buio ed io torno sui miei passi. Prima di uscire da quella magia, mi avvicino ad un grosso tronco e lo abbraccio. Non sò spiegare bene, ma ho mormorato una frase con la speranza che i rami su in alto come un'antenna amplificassero il mio segnale portandolo lontano ad una cara persona che non c'è più...

Ma forse a ben pensarci, tra gli alberi e la nebbia non ero solo... non sono mai solo... mai...

foggy blue (2)

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Low season in Velvia

Parto per qualche giono di ferie con la famiglia e mi porto dietro solo la piccola Fuji. Ormai la via è segnata, a meno che non mi arrivi un incarico da Sport Illustrated National Geography, credo che intraprenderò la strada delle mirrorless. L'obiettivo è di scattare di più e solo con attrezzatura pratica e leggera riuscirò a farlo, ma non voglio parlare di questo ora... Le vacanze son vacanze, relax e famiglia sono le priorità, poi un paio di giorni metereologicamente imperfetti con il sole che va e viene tra le nubi e "l'occhio del fotografo" comincia a ballare. Scatto in raw (sempre) ma la fuji ha delle piacevoli simulazioni delle omonime pellicole e sull'LCD la Velvia mi prende, uh, se mi prende. Per i non pratici, le pellicole della Fujifilm si distinguevano per i colori (oltre che per i nomi originali) e la Velvia dava dalle tinte particolarmente sature. Il ritorno alle simulazioni delle vecchie pellicole va abbastanza di moda (guardate VSCO per esempio), io non ho mai amato quei viraggi desaturati che fanno molto vintage, preferisco piuttosto colori un po' carichi alla Franco Fontana o giù di lì.

Comunque...

Il sole è decisivo nell'accendere i colori che cambiano notevolmente al variare della luce (bella novità), ma il risultato altalenante mi piace anche se da perfezionare. Non ho usato le simulazione della macchina, bensì dei preset per lightroom, ma il concetto non è molto distante.

Giugno, bassa stagione, mi mescolo tra chi passeggia sul bagnasciuga con la macchina in una mano, che (assolutamente silenziosa) mi  da la discrezione necessaria, anche se la ressa di agosto sarebbe stata più ricca di possibilità. Priorità di tempi, da 1/500 fino a 1/1000 in base a alla luce in modo da tenere il diaframma sempre abbastanza chiuso e facilitare il lavoro dell'autofocus ( che nella X20 non sempre è rapido).

A questo punto bastano occhio attento e  luce buona... ed il divertimento è assicurato.

15 giugno 20151

13 giugno 20151-2

10 giugno 2015

15 giugno 2015

18 giugno 2015

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17 giugno 2015

17 giugno 2015

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14 giugno 2015

17 giugno 2015

14 giugno 2015

13 giugno 2015

14 giugno 2015

17 giugno 2015

15 giugno 2015

Unexpected gift

Fuji X20 Ho due ore, forse meno. Metto le scarpe.La Fuji è appesa all'attaccapanni assieme alla giacca ed al berretto sempre pronta per uscire. La prendo senza alcuna velleità, non si sa mai e poi le dimensioni me lo consentono. A volte prende solo un po' d'aria a volte no. Ultimamente non sono riuscito a fotografare quanto vorrei, è un pensiero che mi mette un po' d'ansia, ma o scatto come voglio io o niente perciò a volte la macchina prende solo aria appunto. In realtà sto portando avanti alcuni progetti, ma i miei ritmi dilatano i tempi inesorabilmente. Pochi ma buoni qualcuno potrebbe dire a ragione, ma a volte diventa proprio una necessità scattare e mi "brucia" un po' vedere le foto degli altri tanto che per qualche giorno evito di proposito i social...

La giornata è limpida, la neve caduta da un paio di giorni è ghiacciata. La macchina fotografica è in tasca e con la leggerezza di chi non ha mete prefissate, scatto lungo il cammino, senza pensarci troppo. La luce è a dir poco ostica; cielo terso e sole che si riflette sulla neve abbagliante, ma io son venuto per camminare, vero? La macchinetta però salta fuori dalla tasca sempre più spesso. Dopo qualche chilometro la macchina è sempre in mano, è più forte di me, paesaggio, dettagli, controluce, la staccionata che segue la strada. L'occhio del fotografo s'è riattivato...

Poi succede che il sole cala e come al solito resto sorpreso dal cambio di luce che mi accompagna lungo il ritorno. E' proprio vero che la cosa più importante per un fotografo sono i suoi piedi.

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neve (2)

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neve (3)

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neve (4)

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neve (5)

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feet

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Le foto qui presentate sono in sequenza temporale ed è semplice notare il cambio di luce e colori. Un regalo inaspettato insomma, anche se ormai dovrei conoscere certe dinamiche ne resto sorpreso ogni volta. Qui sotto due foto più o meno dello stesso posto fatte all'andata e al ritorno, giusto per apprezzare il concetto.

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